mercoledì 27 gennaio 2010

26 gennaio L'arte del Ghetto.

Ok ci siamo. Sono le 13 e 45, suona l'ultima campana e tutto va bene...
mancano solo i pannelli e le immagini... praticamente manca tutto quello che è la struttura della mostra.
Va beh dai ma cosa c'entra???? Ci sono le idee, le menti, la voglia di lavorare!
Poi oggi è il mio compleanno! Dopo 4 ore di: torta + interrogazione, interrogazione, lezione più torte, pasticcini +lezione, sono carica ma davvero carica!
Dobbiamo ancora riprenderci dall'ultima trovata del direttore che... ooohhh sono arrivati i pannelli espositori!
Grande!
Perfetto iniziamo a montare, cominciamo a confrontarci.
Valentina e Maya, pur spaventate dagli espositori che ogni tanto cadono fragorosamente a terra, stanno concretizzando la geniale idea della prof. Notarangelo: scrivere sulla carta da pacco giallina le offese che, secondo le testimonianze venivano rivolte agli ebrei. Questa idea è piaciuta moltissimo alle monelle si stanno facendo una cultura internazionale, infatti la mitica prof. Pini le ha tradotte in 3 lingue (spagnolo, inglese e tedesco).
L'dea del poligono irregolare, con un concetto di dentro separato dal fuori, viene accolta e realizzata, arricchita.
Arriva Vittoria che, dopo una esitazione, inizia a lavorare a testa bassa rivelando una grande capacità manuale.
Valentina deve lasciarci ma ha fatto un ottimo lavoro!
Battute sagaci, minacce di chiudermi dentro al "ghetto", idee che sembrano geniali ma poi vengono accantonate, timide proposte che diventano geniali... a poco, a poco le idee diventano struttura, diventano esposizione...
Arrivano le stampe quando ormai cominciavamo a disperare. Provvidenzialmente il tipografo ha fraiteso e ne ha fatte 2 copie, così possiamo mettere le immagini degli ebrei dentro al ghetto e lasciarne altre fuori ma "nascoste" dietro ad un foglio "da lucido" che sopra ha una "parolaccia".
Il percorso della mostra è sostanzialmente il seguente: c'è una bellissima parte da leggere che, ogni tanto, è interrotta da "scritte offensive", ci sono immagini ma non si capiscono, per capirle devi alzare il foglio e togliere la scritta, cioè non devi accontentarti di guardare devi togliere il "pregiudizio-quello che gli altri dicono". I pannelli espositivi che chiariscono storicamente il concetto e l'evoluzione del ghetto sono snelli e ben coadiuvati da immagini significative. Ci sono testimonianza e immagini che spingono a meditare sulla costatazione che anche il nostro quotidiano ha costruito i ghetti eha ghettizzato uomini
C'è una porta con 3 buchi a forma di stella di Davide: se ti avvicini, se guardi dentro alla stella, scopri un"mondo" piccolo, disadorno, squallido pieno di scritte e con qualche immagine, sono le immagini degli ebrei, ma non solo, anche degli uomini "scarnificati" di Schiele. Se poi stai bene attento ti rendi conto che non vedi tutto...
Ma per guardare, per conoscere tutto il ghetto, lo capisci subito devi fare il giro del muro.
Ma, diciamoci la verità: hai tempo? hai voglia? ne vale la pena?
Che noia questo muro, che fastidio questo muro, è ingombrante, é anche impietoso, pieno di spazi bianchi, che non sono proprio bianchi... non sono decorosi...
Sono piccole pause per pensare... sono le pagine di quella storia che non si è fatta, di quella letteratura mai scritta, di quell'arte che non ci è arrivata, perchè quando s'interrompe il dialogo , quando si alzano muri e si chiudono le porte dei ghetti, si diventa più poveri.
Sono pagine che le classi riempiranno perchè faranno riflessioni a partire dai libri, a partire dalla mostra.
Ma mettiamo che si compia il giro e ci si lasci provocare dalle liriche di Levi e di Sofri e mettiamo che si sopporti di continuare il percorso senza trovare nulla di rassicurante e si giunga fino a quella strana finestra con tre feritoie... Allora si avrà un'altro punto di vista del ghetto e si noterà che per terra c'è qualcosa che parla di morte.
Il ghetto, il dentro del ghetto, non si vede tutto, ci sono due punti, due angoli che non si vedono...
chi sta fuori, anche se si sforza, non riesce a com-prendere con la vista. Al massimo si accorge che c'è del rosso, rosso come la sagoma sul pavimento. Qualcosa sfugge, certo che sfugge, se non entri non devi essere certo di aver capito fino in fondo, ma bisogna spesso accontentarsi di restare umilmente in attesa di una conoscenza diretta e senza preclusioni. In fondo l'uomo non è degno di rispetto perchè è comprensibile, ma perchè condivide la natura umana, lo spazio del mondo, l'esperienza del vivere il dolore, la nascita e la morte!