domenica 31 gennaio 2010

Dislessia & arte

La cosa più difficile da capire è che un dislessico ha un problema di decodifica di codici e non c'entra niente con la intelligenza...
Ho un bel da ripetermelo.
Poi c'è anche il fatto che la dislessia non è un malattia, non si guarisce.
Anche questo me lo ripeto da circa un anno.
Avrei avuto bisogno di parlare con mia nonna, e lei mi avrebbe guardato con gli occhi piccoli e annacquati dalla vecchiaia e dalla cataratta poi avrebbe detto "pchè murir" e basta!
"Peccato morire" perchè ce ne è sempre una da imparare, tutti i giorni.
Comunque bisogna che questo post io lo scriva perchè se no continuiamo a prenderci in giro.
Io scrivo perchè voglio vincere questa dislessia che ho scoperto solo poco tempo fa e che nella mia vita mi ha fatto tanto male e mi ha fatto tanto bene.
Ho scoperto di essere dislessica a 41 anni, non è passato un anno... quando è stata diagnosticata a mio figlio.
Non immaginavo di essere dislessica perchè la mia vicenda scolastica è abbastanza normale: un disastroso liceo, una faticosa, ma tutta mia, laurea in lettere moderne indirizzo filologico (e chissenefrega se ci ho messo 9 anni) e ho anche collaborato alla scrittura di una parte di un manuale di Storia dell'arte.
Così io l'ho saputo a 41 anni e mia madre a 71!
Qualcuno penserà che, a questo punto, non sia importante, invece lo è, eccome!
Perchè se mi metto a parlare con qualcuno che mi conosce da tanto tempo, compagne di scuola, di giochi, se mi metto a pensare alle umiliazioni e alle prese in giro di Covezzi (che insegnava italiano, ma non lo chiamo prof.) o di suor Lucia, che insegnava inglese a quelle brave, a me no perchè tanto non capivo niente (e non avevo i soldi per andare in Inghilterra d'estate), mi appare chiaro che queste cose hanno inciso profondamente in quello che sono e in quello che faccio oggi.
Adesso lo so che sono dislessica e probabilmente anche disgrafica, a giudicare dal fatto che all'università mi sono imposta di imparare a scrivere bene ricopiando gli appunti ogni giorno, e ho anche qualche problema coi numeri e le quantità, a giudicare dal fatto che non riesco proprio a visualizzare cifre alte o volumi, o riconoscere sinistra destra o tenere il ritmo...

Ho iniziato ad insegnare tardi, di questo ne parleremo un'altra volta, ma la prima cosa che ho capito è che la storia dell'arte è una disciplina fatta per i disturbi d'apprendimento! Sembra fatta apposta perchè è una mappa concettuale in se stessa.
Io non lo sapevo, a me piaceva e prendevo bei voti.
M'attraeva la simbologia, la complessità... racchiusa nell'immediatezza dell'immagine. Il concetto che, in un "disegno", ci fosse un discorso, mi ha sempre fatto impazzire, perchè ha il fascino della caccia al tesoro che valica i confini del tempo e dello spazio; è un enigma gentile che ti conquista mentre lo mediti e ti affascina mentre lo risolvi.
Soprattutto l'opera d'arte è una compagnia generosa, che si lascia maltrattare, che non si vendica se la interpreti male, ma si mette lì, in silenzio, a consolare il tuo bisogno di bellezza. A volte ci prova a insinuarti il dubbio, ma poi si accontenta di un'occhiata ogni tanto e non protesta, nemmeno quando la dimentichi. A dire il vero non sparisce del tutto, la lasci in fondo, sepolta d'altro, ma basta imbatterti casualmente in lei, perchè subito si manifesta l'idea di conoscerla, come un compagno d'asilo.
Ecco mi sono persa di nuovo...
Comunque il fatto è che, da dislessica, sono arrivata fino a qui, a impormi di scrivere per continuare a riflettere, magari a migliorare, o, per lo meno a non perdere quello che mi è stato insegnato, che ho imparato sulla scrittura.
Soprattutto quello che mi ha pazientemente insegnato Simona, mentre tentava di decodificare i miei pensieri involuti e confusi, di trasformarli in frasi intelligibili, da spedire all'editor durante la stesure del manuale.
Quella del manuale non è stata una cosa facile: anche perchè la fatica della scritturea era accompagnata dalla rabbia che si sedimenta nei banchi di scuola quella che, se non si rimuove, rimane e s'incancrenisce.
Quanto male fa il prof che dall'alto del suo sapere, convince l'allievo dell'incapacità? Può essere innocente, può essere superficiale in quest'azione di devastazine dell'autostima?
Scrivere per me significa fare i conti: prima di tutto con quell'antica rabbia della studentessa che -piena di idee, anche originali e degne di essere esposte- veniva sempre sanzionata perchè non riusciva a maneggiare il mezzo, poi con la frustrazione dell'università che mi ha costretta -con un banale inganno- ad evitare l'ennesima bocciatura allo scritto di italiano all'università (dopo 4 o 5 tentativi) e ha accettato un voto basso all'orale.
Quindi non c'è nulla da imparare in quello che scrivo, ne' penso siano cose intelligenti, sono solo una prova di scrittura, prima di tutto per convincermi che posso scrivere (e che incapace era chi mi insegnava a credermi tale) poi per potenziare e mantenere ciò che i quintali di libri che continuo a leggere, non riescono a trasmettermi: la punteggiatura, la facilità di scrittura, la consecutio dei verbi, il pensiero piano...
(immagini: Pablo Picasso Ritratto di Ambroise Vollard , 1909-1910, olio su tela, cm 92 x 65, Museo Puškin di Mosca. Marc Chagall, La Promenade, 1917-1918 - olio su tela, cm 170 x 163.5, State Russian Museum, St.Petersburg)