martedì 12 gennaio 2010

l'obiettivo segreto

Non so cosa pensa il "mondo fuori" della gita scolastica. Intanto devo dire che ha cambiato nome, si chiama visita d'istruzione e a me questo piace molto.
A qualcuno suonerà strano però a me piace essere prof. anche fuori dalla scuola: il rapporto che lega me ai miei ragazzi è il rapporto della docenza quindi, mi pare scontato che, se esco dal sicuro e rassicurante edificio scolastico, lo faccio esclusivamente per continuare ad insegnare Storia dell'arte.
Quando si esce si fanno grandi lezioni, anzi finalmente si fa lezione.
La storia dell'arte, a scuola, non si può fare! Propriamente a scuola si dovrebbe fare "Lettura delle riproduzioni d'immagini artistiche".
A scuola si va avanti a forza di finzioni, è come fare letteratura italiana senza mai leggere le opere ma sempre attraverso riassunti, o studiare le lingue straniere parlando solo italiano.
Quindi il secondo obbiettivo della visita d'istruzione, nel mio caso, è conoscere l'opera d'arte e i luoghi dell'arte, dal vero!
Il concetto importante è che lo studente deve, ad un certo punto della sua progressione d'apprendimento, fare i conti con i problemi che lo studio comporta -come la differenza che c'è tra l'immagine riprodotta e l'opera originale fatta dall'artista o la destinazione originaria e una collocazione attuale dell'opera- perchè studiare arte non è apprendere un insieme di nozioni.
Banalmente l'incontro con l'arte supera abbondantemente il concetto di addentrarsi nella bellezza e incarna piuttosto la ricerca originale e profonda di come idee, pensieri, concetti, messaggi vengano trasformati in immagini attraverso i secoli...
Ma come è possibile arrivare a fare capire ciò con una visita d'istruzione all'anno? Come con solo due ore la settimana?
Magari lo sapessi, infatti non sempre si riesce, ma le probabilità aumentano se si utilizza obiettivo segreto, quello che non è mai scritto,quello che a me interessa davvero: sperimentare la felicità di essere intelligenti e la meraviglia di comunicarlo agli altri.
Non chiedetemi cosa c'entra... ma che senso ha insegnare una cosa se quando l'hai imparata sei uguale a prima?
Che interesse hai ad approfondire la tua cultura se questa è fonte d'isolamento?
Che interesse c'è nella fatica della visita ai luoghi d'arte se non sperimenti contestualmente che, attraverso questa esperienza, ti senti parte di un gruppo e insieme condividi un sapere "esclusivo"?
A Firenze, ieri, i ragazzi hanno esposto con competenza (variabile ma comunque sempre accettabile) le opere che erano state loro assegnate, hanno ragionato con interesse sulla città, sono stati puntuali e sono stati ragazzi ... ma ecco quest'ultimo punto non è un'alibi, è una nota di qualità.
Cioè c'erano e c'erano interamente: con ansie, situazioni difficili , competenze, curiosità, amori in corso, voglia di divertirsi e la voglia di ridere, di trasformare una giornata di studio in una giornata indimenticabile e bellissima.
Da anni giro con i ragazzi nei musei e li ascolto mentre mi raccontano le opere, mentre si mettono di fronte all'originale e spiegano a me e ai compagni un'opera. Subito dopo succede la magia: l'esperienza di studio si trasforma in autentica allegria.
Un'allegria semplice e non imposta, che non nasce dallo sballo ma, al contrario, dalla constazione di essere intelligenti, di essere capaci e di essere considerati tali.
Un divertimento che scaturisce dall'aver fatto un'esperienza "esclusiva", che è stata preparata con passione e impegno... insomma il divertimento fatto col cervello è il mio primo obiettivo, quello che rimane segreto...
(immagine: "La nuda verità" particolare da S. Botticelli "La calunnia", 1496, olio su tela, 62x91 cm, Galleria degli Uffizi, Firenze)