martedì 19 gennaio 2010

una rivolta creativa: Rembrandt (3 ed ultima parte)

Il dipinto che ci dimostra fin dove arriva la creazione di Rembrandt è una tavola piccola, piccola, che si trova oggi in un museo meraviglioso di Parigi (Musée Jacquemart-André). In quest’opera Rembrandt fa il suo atto di fede.. non solo nella pittura ma anche in noi, in noi che osserviamo il dipinto.

Qui si compie l’atto più moderno del Maestro: se raffigurare significa “mettere in luce” quante possibilità abbiamo di rappresentare?
Esiste la possibilità di raffigurare la materia-caos-oscuro che non è ancora emerso alla luce. C’è un’altra possibilità? forse sì...se materia non fosse affidata alla funzione visiva, o almeno non solo affidata agli occhi...
Ecco, qui è espressa questa seconda possibilità, ma il gioco è più complesso.
Qui il tema e lo stile sono uniti tanto intrinsecamente che non è possibile distinguerli.
Il tema è l’incapacità dei due discepoli di Emmaus di riconoscere il loro Maestro. L'episodio del Vangelo racconta che questi due non riconobbero Gesù nonstante fosse davanti a loro, camminasse con loro, parlasse loro. Il motivo è semplice: era morto in croce due giorni prima, come poteva essere lì insieme a loro?
Improvvisamente, mentre cenavano nella osteria, una luce squarcia la stanza.. La luce non investe Gesù, che rimane in ombra, ma il suo profilo è preciso ed dettagliato. Investe invece uno dei due discepoli che finalmente raggiunto dalla luce-illuminazione divina riconosce, non attraverso i sensi, non con gli occhi, ma con la fede, Cristo Risorto. E anche noi dobbiamo fare la “stessa” esperienza perché qui manca qualcosa e in questo elemento mancante c'è l'invito di Rembrandt che dice “adesso tocca a te!”
Ma ti sei montato la testa Rembrandt? Sei impazzito ? chi ti credi di essere?
“Eheh”, qualcuno sogghigna...
E’ vero l’ho detto io... era l’assioma...
Non serve spremersi le meningi, non è un rebus, tutti sanno che i discepoli di Emmaus sono due e noi ne vediamo -con gli occhi- solo uno. Dell’altro, che sbalordito si è gettato ai piedi di Gesù, rimane un contorno di capelli sul tovagliolo. Questo è fatto solo di materia-caos-non-luce e noi non lo “vediamo” ma, attraverso la mente, cioè la conoscenza, sappiamo che c’è...
E dopo... è arrivato Picasso!