martedì 19 gennaio 2010

una rivolta creativa: Rembrandt (1 parte)

(questa lezione, divisa in tre parti, costituisce un regalo che feci un anno e mezzo fa ad una paziente editor che ebbe la sventura di imbattersi in me... Con un sorriso ricordo questo stressante ma fertilissimo periodo)
Oggi iniziamo Rembrandt.
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La prima cosa da dire è che costui ha un nome stranissimo: Rembrandt è infatti il nome di battesimo come Tiziano, Michelangelo e Raffaello (non come Caravaggio).
Il suo nome completo è tanto lungo che occupa quasi una riga e questo è un problema grosso ma se non ve lo spiego voi vi chiederete tutta la vita “ma costui come si chiama di nome?" (perché il vostro punto di riferimento è Rubens, Bernini, Da Cortona: tutti cognomi).
Visto che in questo momento siamo in piena rivolta creativa ve lo scrivo tutto bene: Rembrandt Harmenszoon van Rijn, cioè Rembrandt, che era un nome strano anche nel suo tempo. Si vede che il babbo di Rembrandt ha fatto la stessa scelta che ho fatto io. che ho chiamato Abramo il mio primogenito, così quando lo chiamava si sapeva chi voleva: lo sapeva lui e lo sapeva tutto il quartiere. Vuoi mettere la differenza? “Pietro Paolo (questo è il babbo di Rubens) vieni a mettere a posto i colori!!”; dieci ragazzini lasciavano palla, corda, soldatini in piazza e correvano a casa. Poi quasi tutti se ne uscivano di nuovo perché i colori non ce li avevano nemmeno! Solo quello di casa Rubens era il Pietro Paolo interessato.
Harmen è il babbo, che dà il nome originale, e di mestiere fa il mugnaio! Harmenszoon significa quindi il figlio di Harmen. Questo uso, di chiamarsi col nome del padre, lo troviamo ancora oggi in molti paesi (... discussione)
Poi c’è il cognome... "c’è da spiegare anche il cognome?" Nelle rivolte creative si spiega anche il cognome!
Perché tanto è particolare il nome tanto banale è il cognome: Rijn è il nome del fiume Reno in olandese.
Essendo figlio di un mugnaio Rembrandt non solo si chiamava “del Reno” di cognome ma anche abitava sulla sponda di uno degli innumerevoli bracci del Reno il che equivaleva, nel Seicento, ad abitare sull’autostrada del Sole o dentro all’aereoporto di Fiumicino. Il Reno, come gli altri fiumi navigabili erano la più grande strada di navigazione, via di trasporto merce, di trasporto persone, forza motrice... e cosa fa il nostro figlio di Harmen "del Reno"? Non si muove dall’Olanda per tutta la vita!
E allora cosa ce ne facciamo di un figlio di mugnaio (senza nemmeno un gatto per entrare nella favola) che ha il nome più strano del mondo e il cognome più convenzionale d’Europa, che da Leida, dove nasce e cresce, si sposta solo una volta per continuare, fino alla morte, ad abitare ad Amsterdam?
Aspettiamo, come sempre, a dare giudizi, sentiamo cosa dice un brillante critico d’arte: “Rembrandt è il più grande creatore… dopo Dio.”
Calma, calma... lo so, i gusti personali, le esagerazioni dei critici... ok.
Ma facciamo finta che questo sia il nostro punto di partenza: l’assioma che serve per costruire la nostra teoria. Se non sembrerà convincente la distruggiamo tutta.
Analizziamo quindi il nostro assioma: Rembrandt è un creatore, il migliore dopo dio.
Beh per prima cosa ci viene in mente il fatto che nessuno ha detto questa cosa di Michelangelo, che con Dio pare essere in confidenza tanto che è l’unico che di Dio ci fa vedere il “sedere” e sappiamo per certo che Dio non se l’è presa per niente...
Se degli altri pittori è sempre fondamentale analizzare la loro formazione e le influenze che seguirono, per Rembrandt questa analisi non vale più.
Rembrandt spiazza e lo fa perché ci rendiamo conto che lo spieghiamo attraverso Turner, attraverso gli impressionisti e questa cosa non va bene non è scientifica. Potremmo capirci di più se avesse visto Tiziano, le sue ultime opere, almeno per "foto"! Ma li, a Leida-Amstredam... aveva a disposizione una roba tutta diversa, Van Dick, Rubens, Franz Hals, Durer. Ma non ce ne facciamo di niente per spiegare quello che fa questo figlio di un mugnaio.
Naturalmente non è proprio così: la camera oscura deve averla usata parecchio e se non ha anche mai visto Caravaggio, deve aver guardato Gerrit van Horntorst con mooooolto interesse.
Quando siamo davanti alle opere di Rembrandt, ci ricordiamo della luce di Caravaggio e cogliamo quello che il Merisi avrebbe voluto raffigurare –oltre a quello che ci ha esplicitato il nostro critico d’arte- e allora capiamo che Caravaggio ha usato un codice, una convenzione, che rimanda a Rembrandt (come una pazzesca corsa –a fari spenti nella notte (by Battisti)- in contromano, da multa didattica!).

fine prima parte