giovedì 8 dicembre 2011

Tra Don Giovanni e Crozza (2 parte) denuncia della crisi del sistema



Da quanto detto se ne deduce sia totalmente inutile mantenere governanti inefficienti. Del resto, il sistema politico non pare abbia mai funzionato bene... sì qualche eroe, qualche essere superiore, c'è stato. In una società che aveva principi morali più radicati, si riconoscevano le capacità di quei pochi... ma soprattutto passavano come virtuosi grazie all'ignoranza del popolo che era solo parzialmente informato sulle schifezze dei parlamentari. Questi erano, e qui sta  la vera differenza, persone colte ed istruite, quindi facevano, forse meno o forse più schifezze, ma con uno stile tale che salvava le apparenze. Quando poi qualcuno veniva beccato... beh la vergogna c'era.

La vergogna adesso non c'è più, la soglia morale è abbassata al punto che bisogna scavare la buca: la brava persona è quella furba e al di sopra delle regole!
Questo non mi va giù!
Non si tratta di fare riforme e manovre si tratta piuttosto di prendere seriamente in esame che il sistema parlamentare, basato sui partiti politici, è superato.
Si tratta di ammettere che il sistema di vita non è più conciliabile col sistema economico della banche.

Si tratta di iniziare a pensare un'Italia che ha delle autonome potenzialità e di sfruttare quelle, con testarda e appassionata convinzione.
Si tratta di tessere una tela nuova e di gettare quella che non regge più i rattoppi:  avendo constatato il fallimento del sistema  è naturale proporre l'autenticamente nuovo che coincida con l'umanamente sostenibile.
E' idiota fare affidamento sulle industrie di trasformazione che si basano sull'esportazione di tutto -dalle materie prime all'energia, allo stoccaggio ed eliminazione degli scarti di produzione- e ci lasciano disoccupazione e inquinamento.
Che senso ha produrre armi? e produrre auto? L'Italia produce inquinamento, disoccupazione e malattie: non mi sembra propriamente un piano sviluppo.

L'Italia è per natura ponte e incontro.

L'Italia è geograficamente in mezzo ad un mare che non è difesa ma collegamento.

L'Italia ha autentiche e originali vocazioni da secoli e basta poco a scoprirle e ricominciare da lì, con coraggio e ostinata utopia... il resto son balle.
 E aggiungo solo che non saranno dei bravissimi settantenni a ripartire dalle nostre profonde e autentiche vocazioni e a proporre come farle divenire ragione di crescita e sviluppo cioè a inventarsi il modo per presentarsi, con l'Europa, davanti al futuro.