venerdì 3 agosto 2012

Ritratti di mogli (arte al femminile III parte)


4 4A Piero della Francesca, Battista Sforza, dal Dittico dei Duchi di Urbino, 1465-1472, olio su tavola, 47x33 cm ciascun pannello, Firenze, Galleria degli Uffizi.

Battista ha la pelle chiara, come imponeva l'etichetta del tempo: era infatti segno di nobiltà, in contrapposizione all'abbronzatura dei contadini che dovevano stare all'aperto. La fronte è altissima, secondo la moda che imponeva un'attaccatura molto alta (i capelli venivano rasati con cera e calce), e l'acconciatura elaborata, intessuta di panni e gioielli.
Piero, al pari dei fiamminghi, si soffermò sulla brillantezza delle perle e delle gemme, restituendo, grazie all'uso delle velature a olio, il "lustro" (riflesso) peculiare di ciascuna superficie, a seconda del materiale. La ricchezza dei gioielli, la ricercatezza delle stoffe e la raffinatezza dell'acconciatura evidenziano l'importanza e l'opulenza della corte d'Urbino. Soprattutto la presenza di Battista attesta che la nobiltà di Federico, da sempre ritenuta dubbia, è ora certa e riconosciuta, inoltre è solido anche il suo potere politico ampliato dalla vasta sfera di alleanze della famiglia della sposa.
Il dipinto era incernierato a quello di Federico da Montefeltro. Le due tavolette sono concepite insieme come un dittico apribile come un libro, e questo ci dice che era a destinazione privata, probabilmente era stato commissionato dal duca dopo la morte di Battista.
Questi due ritratti hanno in comune, a parte la medesima posa dei due duchi che si fronteggiano, anche il paesaggio, senza soluzione di continuità su entrambe la tavole, a perdita d'occhio: dietro la duchessa si vede un paesaggio collinare caratterizzato da un lungo muro di fortificazione con molte torri che allude alla sicurezza del ducato ma anche alla castità della duchessa fedele al marito. Invece dalla parte del duca il paesaggio è raffigurato dai corsi d'acqua, via di commercio privilegiata.
I duchi sono raffigurati di profilo, come nelle medaglie, in un'immobilità solenne, sospesi in una luce chiarissima, che accentua le figure in primo piano.
L'infinitamente lontano e l'infinitamente vicino (rappresentato dalla cura dei particolari nei ritratti) sono mirabilmente fusi, dando origine a una realtà superiore e ordinata, dominata da leggi matematiche che fanno apparire gli esseri umani non più come mortali ma come idealmente eterni, grazie alla loro superiorità morale.
Il retro delle tavole elenca le virtù dei duchi attraverso la rappresentazione dei Trionfi.
Battista Sforza è figlia del signore di Pesaro, Alessandro Sforza e di Costanza da Varano. Il padre Alessandro è fratello e prezioso alleato di Francesco Sforza che diviene signore di Milano nel 1450.
Battista sposò Federico da Montefeltro nel 1460, fratello della sua matrigna (Sveva figlia di Guidantonio da Montefeltro) e conte Urbino.
Pare sia stato un matrimonio felice, viste anche le spiccate doti culturali e di governo della giovanissima contessa, facenti funzioni di vicario durante le numerose e lunghe assenze del marito. Naturalmente la sua biografia, come i dipinti che la ritraggono, sono sempre encomiatistici ed esaltano le virtù tipiche della moglie del duca, la fedeltà, la modestia, la nobiltà, la cultura e la sua rettitudine di madre e sposa, esempio per tutte le spose del ducato.
Conosciamo un lungo elenco di figli che ebbe con Federico e anche di altri 3 figli che Federico, ebbe con altre donne e che furono allevati da Battista a corte.
5 5A Mantegna, Barbara di Brandeburgo, nella Camera Picta, 1465-1474, affresco, Mantova, Castello di San Giorgio.

Barbara di Hohenzollern (1423-1481) fu la prima figlia di Giovanni l'Alchimista, erede dell'elettore del Brandeburgo Federico I di Norimberga, e di Barbara di Sassonia-Wittenberg. A dieci anni venne data in sposa al diciannovenne Ludovico, figlio ed erede del Signore di Mantova Gianfrancesco Gonzaga. Le nozze vennero celebrate a Mantova il 12 novembre 1433.
Barbara divenne marchesa alla morte del suocero nel 1444, mantenendo il titolo fino a quando rimase vedova nel 1478. A succedere a Ludovico III fu loro figlio Federico I Gonzaga.
Partecipò alla gestione del governo e curò personalmente l'educazione dei figli.
Dal matrimonio nacquero dodici figli. Barbara è ritratta accanto al marito in questa, che è la stanza di rappresentanza, per due ragioni principali: una funzione politica di testimoniare l'alleanza con l'elettorato del Brandeburgo, esibire la prole legittima e numerosa che significava garantire una successione pacifica e sicura. Nel piccolo marchesato dei Gonzaga la politica delle alleanze era la garanzia necessaria per la sua prospera sopravvivenza il numero dei figli e figlie assicurava anche l’ampliamento o il mantenimento delle alleanze.
L'affresco in cui è raffigurata Barbara è parte della decorazione della camera picta detta anche camera degli sposi. Questo secondo nome non deve trarre in inganno: non si tratta di una stanza privata che corrisponde alla nostra camera da letto matrimoniale ma è una camera in cui si ricevevano ospiti ufficiali ed era enfatizzata la potenza politica dei Gonzaga. Nella tabella di dedica, sulla porta d’ingresso sono nominati come committenti entrambi i coniugi, e non solo Ludovico come accadeva solitamente. Evidentemente l’alleanza con il Brandeburgo era un riconoscimento molto importante che aveva grande valore nella politica delle alleanze di Ludovico.

6 6A Raffaello, Maddalena Strozzi, 1506, olio su tavola, 63 x 45, Firenze, Galleria Palatina.
Raffaello, Agnolo Doni, 1506, olio su tavola, 63 x 45, Firenze, Galleria Palatina.

Maddalena Strozzi è ritratta in sontuose vesti arricchite da preziosi gioielli che attestano le sue virtù. Il vestito è tipico della moda dell'epoca, con ampie maniche rimovibili, di colore azzurro e con damascature visibili in controluce: esempi pressoché identici si trovano anche in altri ritratti raffaelleschi. Sulle spalle indossa un sottile velo trasparente.
La minuziosa attenzione con cui Raffaello descrive il raso rosso, il broccato azzurro, le passamanerie e il trasparente velo degli abiti fa sicuramente riferimento all'attività del marito ricco mercante di stoffe.
Raffaello ritrae in modo realistico la pienezza delle carni e l'imperfetta bellezza della donna, cercando però di aggraziarne i lineamenti e addolcirne lo sguardo attraverso la sua armonica linea curva che si rincorre tra la fronte incorniciata dai capelli raccolti, la scollatura e la linea delle spalle e le braccia
E' ritratta seduta a un balcone che rivela, oltre il parapetto, un magnifico paesaggio collinare, che ha sostituito l'interno di stanza con finestra del progetto originario. Il taglio è monumentale e il personaggio, ritratto col busto di tre quarti verso sinistra e la testa girata verso lo spettatore, è caratterizzato da una sciolta naturalezza.
L'opera, nell'impostazione generale, è palesemente ispirata alla Gioconda (che Raffaello ebbe forse la possibilità di vedere in quegli anni) ma sicuramente manca di ogni evocazione allusiva o misteriosa tipica della ritrattistica di Leonardo da Vinci, prediligendo la rappresentazione fedele delle caratteristiche umane: infatti la figura si impone come presenza fisica, col viso pieno, con lo sguardo rivolto all'esterno, ben consapevole del prestigio del suo rango sociale.
Il dipinto, pur inserendosi nel preciso contesto della ritrattistica rinascimentale, rinuncia a raffigurare i "moti dell'animo" come aveva insegnato Leonardo, per dare spazio a una figura più realistica in perfetto accordo a con quella del marito Agnolo Doni ritratto dallo stesso Raffaello in pandant con il ritratto della moglie, evidenziando l'elevato status sociale del marito.
Il ritratto venne commissionato dal marito della donna, dopo il matrimonio nel 1503.