venerdì 28 settembre 2012

insegnare oggi ( post d'archivio 2010)

Cosa significa insegnare a scuola, oggi? 

Quale è il compito del docente, il suo dovere?
… com'era? … ah già, qualcuno l'ha scritto non so più dove: educare, insegnare, verificare.
E già!!! Mi pare chiaro che è compito complesso soprattutto per quell'educare, che presuppone una relazione di qualità perchè l'educazione abbisogna di quell'ammirazione che è dura da ottenere, così, dal nulla.
L'insegnare, poi..., è un affare misterioso perché non avviene per imposizione -si ha un bel da dire, da gridare: “impara, studia”, ma non sortisce l'effetto, no!- ci vuole tutta un'alchimia, che ha del prodigioso, il cui ingrediente fondamentale si chiama fiducia... poi ci vuole molto altro ma direi che la fiducia tra docente e il discente è il legante di tutti gli altri ingredienti.
Sull'ultimo elemento nascono i maggiori equivoci: verificare spesso è stato confuso -e, ahimè, lo è ancora- con un altro verbo: giudicare. Verificare necessiterebbe di una specifica: verificare l'apprendimento di quello che si è insegnato e così si chiarirebbe il tutto.
Il professore mantiene tuttavia un certo potere, anche se è ora mi sembra minore di quello che aveva in tempo, quando pareva essere uno dei pochi detentori del sapere.
La tradizionale figura del Professore, essere assoluto, chiude la porta e non deve rendere conto a nessuno (di come si guadagna i -seppur pochi- soldi pubblici); il Professore tiene chiuse in sé le chiavi del sapere e della didattica, della valutazione (che diventa affare personale e non si sa perché visto che l'insegnamento presuppone la relazione). Il Professore-Dio, inarrivabile, indiscutibile, inaccessibile, si china per darti compiti e valutazioni, poi il nulla...
Diciamoci la verità: l'abbiamo già superato questo concetto?
A sentire mia sorella e mia nipote, direi che certe cariatidi ancora esistono e stanno ben attente a non perdere la loro immagine di "indiscutibile" trascendenza.
Però anch'essi hanno logorato la invidiabile autorevolezza che è divenuta esecrabile autorità, sono divenuti odiosi e tediosi. Si inseriscono inoltre sul pericoloso terreno dell'instillare antipatia, pazienza per la materia, ma anche verso lui stesso medesimo... il Professore...
Ahia... questo dovrebbe suscitare, un allarme, magari solo un sottile, un lieve scricchiolio nello stolido Ego del Professore che, se rimane indiscutibile nell'esercizio del Sapere del passato e se vogliamo anche nell'inoppugnabile discernimento del presente, non mi pare possa dirsi ferrato nella previsione del futuro...
Infatti egli un domani non può escludere di avere bisogno di quella pratica che solo quell'impiegato -il cui cognome gli suona familiare- può fare; di dover contare della perizia di quel certo artigiano così consigliato che si mostra con un viso già conosciuto; di non poter fare a meno di quel bravo e onesto dottore che ha quel tic, come quel somaro di quell'alunno che aveva tentato di bocciare più volte...
Davvero è impossibile prevedere cosa diventeranno, o anche solo faranno, questi ragazzi che oggi ci vengono affidati e ma è chiaro che domani saranno loro a gestire i vari settori della società e nell'affrontare la vita impiegheranno tutte le esperienze fatte nel periodo della loro crescita.
Ci saremo anche noi insegnati in questo bagaglio di esperienze?
Sono convinta che non ricorderanno le nozioni io almeno, che ero la solita ragazza intelligente che non si applica, ne ricordo pochissime; ma ricorderanno gli atteggiamenti e le relazioni e forse per qualcuno saranno modello o argomento di riflessione.
Questo pensiero da solo vale, se per caso non bastasse il fatto di condividere la stessa natura umana, per non accontentarsi di insegnare, ma per desiderare d'amare, coloro che ogni mattina hanno l'avventura di sedersi proprio di fronte a noi!