domenica 30 settembre 2012

la scheda dell'opera

Ogni prof ha le sue manie che, più che vizi, sono modi di conoscere o trattenere, necessari punti di vista e di riferimento.
Io ho il vizio della scheda dell'opera.
Lo so che è cosa noiosa. Mi rendo conto anche che, io stessa, nel presentare un'opera non seguo questa scaletta, in maniera rigida, se non con sforzi che evito di fare quasi sempre.
Tuttavia penso che il metodo e l'ordine mentale abbiano un valore, didattico almeno, e così ogni anno si comincia da lì:
gruppo identificativo che è formato da una serie di dati facilmente recuperabili di fianco all'immagine che riproduce l'opera. Ma quello che c'è da sapere non è la didascalia a memoria bensì il ragionamento sulla stessa.
Il primo dato da sapere appare banale: l'artista, spesso definito con un nome che può essere il vero nome di battesimo o il suo cognome o il luogo di nascita o un soprannome vero e proprio; poi il titolo dell'opera (tralasciamo chi ha deciso di battezzare l'opera in quel modo e perchè), la data o epoca con tutte le approssimazioni o le specifiche del caso...
Il primo scalino arriva con la dimensione dell'opera: qui il nuovo studente che già nutriva dubbi, inizia ad avanzare preoccupazioni e domande che riguardano l'integrità mentale della prof . Tuttavia specifico subito che, più dei numeri, è importante capire come l'opera abbia dimensioni legate alla destinazione, inoltre è importante cercare di visualizzare, capire cosa significano quei numerini. Manca ancora di ricercare la tecnica, che non è lo stile, ma spesso l'influenza.
Per ultima arriva la collocazione, che significato ha questo dato? Perché si deve sapere dove si trova la Madonna della seggiola? Cosa serve capire che le opere antiche non erano fatte per stare al museo? Perché ora spesso sono collocate al museo e dov'erano prima e chi ce le ha portate?
Il secondo gruppo di dati è quello che indaga sull'origine dell'opera: inizia con il motore dell'arte antica: il committente e poi via si ricerca anche la destinazione e il destinatario e se i destinatari dell'opera non sono i turisti e gli studiosi del XXI secolo ce ne faremo una ragione, per poi chiederci come è dunque approcciarsi con questa immagine.
Arrivati a questo punto si fa sempre l'esempio del David di Michelangelo che a destinazione non andò mai, ma quando la statua fu commissionataa a Michelangelo lo scultore tenne conto della destinazione comunicata dai prestigiosi commitenti. Fu così che per sempre le strane proporzioni del David ci parleranno di quel luogo irraggiungibile: uno dei contrafforti di Santa Maria del Fiore. Poi lo stravolgimento politico di Firenze e il successo di Michelangelo mandarono all'aria i piani dell'arredo esterno della Cattedrale e il messaggio della statua dell'eroe biblico. Il David da allora fu collocato nella piazza a guardia del palazzo dei Medici-Golia. La piazza della Signoria fu dunque la sua prima collocazione dove ancora oggi si trova la sua copia mentre l'originale scolpito da Michelangelo si trova, sempre a Firenze, alla Galleria dell'Accademia.
L'ultimo gruppo di nozioni si chiama gruppo espositivo che comprende il tema cioè la descrizione dell'opera, che -alla luce del contesto precedentemente messo in luce- assume senso e spessore; la descrizione dello stile che sarebbe come dire  il linguaggio usato dell'artista per comunicare la trama (tema). Lo stile è proprio la lingua che va compresa per non fraintendere l'opera. L'ultima voce della scheda conoscitiva dell'opera è il messaggio cioè cosa quell'opera comunicava che è come dire perchè è stata fatta.
Inutile dire che questo brogliaccio manca di molte voci come ad esempio manca della storia dell'opera, aspetto che spesso affascina i ragazzi più di ogni altro.